05 Novembre 2008

"Sono contro l'aborto e a favore della pena di morte"

Stavo seguendo in tv la maratona televisiva italiana sulle elezioni americane quando su matrix parte una scheda sulla mitica Sarah Palin (testimonial vivente di come la politica d'oltreoceano possa essere peggio della nostra) e sento pronunciare le seguenti parole con estrema noncuranza:"Sarah è contro l'aborto e a favore della pena di morte". Mi chiedo come sia possibile che una persona che abbia una sensibilità tale da non uccidere un feto possa poi accettare che lo Stato uccida (brutalmente, magari con la sedia elettrica) un essere umano pensante?
Si potrebbe obbiettare che il feto è sempre innocente, mentre magari il condannato a morte è un uomo che si è macchiato di terribili reati; a parte che è stato dimostrato che più del 50% dei condannati a morte è salito sulla sedia elettrica senza che si avesse la certezza della loro colpevolezza, a parte la leggerezza del sistema "tre colpi e via", a parte l'orrore dello Stato che uccide come i criminali che condanna, rimango stupito di come l'opinione sulla vita e la morte dell'essere umano possa essere una questione puramente di bandiera ideologica.
Per intenderci: essere contro la pena di morte è di sinistra, essere contro l'aborto è di destra. Si tratta solo di piazzare delle bandierine o la propria casetta come a monopoli, è un gioco in cui l'etica e la coerenza sono del tutto estranee. Quand'è che potremmo vedere uomini politici pronunciare parole ed esprimere idee in cui credono e non solo degli attori che recitano il copione per scaldare i propri supporter? Quand'è che la verità conoscerà la politica?


Claudio

 
02 Ottobre 2008

Religione perchè?

Oggi vorei postare questa poesia sulla religione. L'ho trovata molto bella, intensa e lucida nello sferrare un attacco a quella cattiva religione che invece di consolare l'uomo lo imprigiona con i suoi dettami rigidi e contradditori in una sbiadita figurina incapace di sprigionare le proprie qualità qualunque esse siano. E' proprio questo il punto che secondo fa della religione uno strumento inadeguato per raggiungere la felicità (almeno su questa terra). La religione non accetta la diversità di pensiero, impone un Modello che non può essere messo in discussione, non può neanche essere compreso, può solo essere accettato senza porre domande. Voi direte, è normale, si tratta di un  atto di fede, ti si chiede di credere in qualcosa che non può essere empiricamente e razionalmente spiegato. Ma purtroppo il Modello non si limita al metafisico ma estende i suoi tentacoli anche nella vita quotidiana. Faccio l'esempio della dottrina cattolica: perchè l'omossessuale, se pratica è un peccatore? Perchè i preti non possono essere donne? Perchè cresima e battesimo prima erano un unico sacramento? Perchè il prete mi deve confessare, non posso parlare direttamente con Dio?
Quanto odio i vari Bertone/Ruini che impongono la loro visione del mondo come L'Unica anche a chi non è cattolico. Chi si credono di essere, come si può essere così arroganti da pensare di poter decidere le sorti anche di chi non crede e vuole solo vivere in pace su questa terra? Ah, un'ultima domanda: perchè la Chiesa appoggia Berlusconi che per la sua vita dovrebbere essere tutto tranne che un buon cattolico? Lascio a voi la risposta.

Ammetto che la religione possa avere una sua funzione quando le bruttezze e gli orrori della vita ti portano a pensare che nell'esistenza non ci sia alcuna logica, alcuna giustizia, ma è proprio in questi casi che bisogna stare attenti a non diventare preda di tanti affabulatori che vendono consolazione con parole vacue e indimostrabili. Purtroppo finchè vivremo su questa terra e non nei giardini celesti è in questa dimensione e con questa dimensione che dovremo fare i conti per trovare la felicità o almeno per tirare avanti. E' soltanto un trucco, un inganno, vivere in attesa di qualcosa che non sai minimamente come possa essere. un trucco per evitare le bruttezze della vita, una scusa per non trovare la forza di affrontare le nostre paure.
Vi lascio alla poesia.


Mi rivolgo a voi,
che pensate di credere in Cristo,
che partecipate contriti ai riti religiosi,
a voi,
che siete sempre in prima fila in Chiesa
e sempre pronti a mostrare
la vostra pretesa faccia pulita
e intrisa di presunto misticismo,
a voi,
che forse non sapete
che è proprio la religione a perdervi
e a perdere la vostra anima.

A voi, proprio a voi,
dico di fare molta attenzione,
perché un giorno Dio guarderà
in fondo alla vostra anima
e vi potrebbe scorgere
solo ipocrisia e conformismo.

O voi che vi credete religiosi,
ritornate ad essere voi stessi,
amate i vostri simili
e non li chiudete nelle gabbie
delle vostre elucubrazioni
e costruzioni intellettuali
lontane mille miglia dalla realtà!!

Non condannate i vostri fratelli
come voi stessi vi condannate ogni giorno,
negandovi alla verità e alla carità!!

Non è la religione a salvare,
è l’onestà dell’agire,
la pietà verso gli altri,
il perdono e la compassione,
il pensiero puro e l’umiltà…
e tutto ciò non ha niente a che fare
con religioni e pseudomisticismi rituali,
si tratta dell’essenza più profonda dell’uomo,
ma se uno non la cerca in sé stesso
non la troverà mai.

Nonostante sia sempre presente a messa,
nonostante si batta il petto centomila volte al giorno,
nonostante preghi di continuo l’Iddio dei cieli,
nonostante si affidi a Santi e a Patroni…
nessuno potrebbe sentirlo gridare
quando precipiterà nel pozzo della morte
e sarà posto davanti al giudizio severo di Dio.

Vipom

 
30 Settembre 2008

Importante impegno istituzionale per il portavoce Capezzone

Ieri sera girovagando in tv ho visto l'onnipresente Capezzone ospite dal relitto Biscardi, forse era lì per spiegare la politica d'acquisto del milan dei palloni d'oro.
Me lo immagino già con la sua faccia grigio topo e i suoi vestiti da venduto dire "I risultati della nostra politica, eh scusate, dell'abilità dei dirigenti del milan adesso finalmente si vedono.Vedi Ronaldinho come corre Aldo, tutto merito del pacchetto sicurezza, eh scusate di Milan Lab" e via così discorrendo.
Tanto si sa che per il nostro ricco pifferaio politica, calcio, gossip e televisione sono tutti modi indistinti per esprimere il suo immenso e sempre più spaventevole potere...
Ormai mi stanca dirlo, ma il pifferaio ha talmente contaminato ogni sfera, anche e soprattutto quelle importanti come la politica, di volgarità televisiva che mi aspetto che nel 2038 si candiderà come "monarca del consiglio" (per quell'epoca si chiamerà così, fidatevi) un ex tronista...


Claudio

Un messaggio per il popolo statunitense



R.

 
17 Agosto 2008

Il Conflitto nel Caucaso e la Diplomazia della Barzelletta

Un articolo bellissimo di Edmondo Berselli è stato pubblicato su "La Repubblica" del 12 agosto 2008. L'argomento è uno dei più difficili e al tempo stesso divertenti da affrontare : Berlusconi.
A differenza però delle tante tantissime parole, stampate e non, spese in passato dal fior fior di quei giornalisti che fanno la più classica informazione, quell'informazione che la maggioranza degli italiani quotidianamente ignora, sottovaluta ed infine bolla\etichetta\commenta con frasi del tipo :"ma che esagerazione, ce l'hanno sempre con Silvio" oppure "è tutto da dimostrare" o peggio ancora il classico "ma che me frega, Silvio me leva l'Ici" (e chissà che Bossi non lo rimetta), Borselli fa pura e gustosissima satira.
Eccovi il link dove poter leggere (in formato.pdf) quest'articolo che compatta in maniera perfetta mille sfaccettature del Cavaliere tanto divertenti quanto drammatiche se pensate che costui è il primo ministro...

Tags: berlusconi
 
06 Agosto 2008

Petizione Salva l'Italia (Parte I - La monnezza va con la monnezza )

L'ingordo mangia-pagnotte, nonchè governatore in carica della nostra disgraziata regione, Antonio Bassolino, che a parer mio è la più grande vergogna degli ormai defunti PCI e DS, ha annunciato che non firmerà la petizione "Salva l'Italia" o nota anche come "Anti-Berlusconi". Che ci fosse intesa fra Antonio e Silvio lo si poteva già intuire dai risolini, battutine ed occhiolini che si scambiavano durante l'ultimo consiglio dei ministri tenuto a Napoli ma che il massimo rappresentante delle istituzioni regionali (eletto da quella parte del popolo campano che non vuole Berlusconi) calpesti la volontà dei suoi elettori e del suo partito in maniera tanto candida quanto strafottente è imperdonabile. Bassolino ha scritto una breve lettera a "Il Riformista" pubblicata oggi dove spiega le sue motivazioni :
"Non firmo e non firmerò perché non sono il segretario regionale del Pd ma il presidente della Regione".
Risponderei io : "Ed in quanto presidente della regione eletto al ballottaggio a scapito del forzista Italo Bocchino hai il dovere di firmare questa petizione"
Bassolino continua :  "Da lungo tempo ormai, da quando sono stato eletto direttamente dai cittadini prima sindaco, poi presidente della Regione, considero doverosa la collaborazione tra le diverse istituzioni della Repubblica italiana, al di là degli schieramenti politici che le governano".
Ma caro Bassolino, proprio questo Governo neo-fascista con cui tanto desideri collaborare ha detto No al dialogo ed alla collaborazione dal primo momento, promuovendo riforme e leggi di dubbia costituzionalità ed imponendosi violentemente per la mera superiorità numerica.
Il Governatore nella lettera continua affermando :"Proprio in questi giorni, tra l'altro, ho firmato importanti accordi con il Governo sui rifiuti, sulle bonifiche, sulle infrastrutture e le grandi opere, sull'uso sociale e civile dei beni confiscati alla camorra, sul turismo e su alcuni importanti beni culturali. Altri accordi stanno per essere definiti. [...] Come potrei firmare un appello per salvare l'Italia da un Governo con il quale giustamente collaboro nell'interesse dei cittadini?"
A parte il fatto che il problema dei rifiuti non è realmente risolto ma è "momentaneamente occultato" (vedi articolo prec.di Claudio) e a parer mio riesploderà a breve, il governatore Bassolino sa che cosa significano per la Campania i tagli sulla sanità che sta facendo il governo di Berlusconi? Sa l'effetto che avranno sui precari i tagli nelle scuole? Sa che la Finanziaria farà danni incalcolabili e alcuni dipendenti pubblici vedranno decurtato il loro stipendio di almeno 200 euro? Sa che Berlusconi mascherandosi dietro la sciocca favoletta del "Italiani noi non alziamo le tasse, i comunisti invece vi dissanguano" ha portato l'inflazione alle stelle, gli stipendi alla fame ed i precari sotto i ponti??
Ciò che Bassolino sicuramente sa da mesi è che, semmai si ricandidasse, sarebbe votato forse solo dai tanti raccomandati che grazie ad un suo interessamento ora hanno "o' posto", orfanelli mastelliani affamati di poltrone e pagnotte, costruttori edili che hanno capito che per vincere gli appalti pubblici le bustarelle ai "comparielli" sono più fruttuose di incendi e minacce agli altri concorrenti.
Certo a pensarci bene non sarebbero pochi voti ma di certo non abbastanza.
Entrare nelle grazie di Silvio conviene certamente di più. Non ti biasimo Governatore di 'sti struffoli, magari è la volta buona che te ne vai definitivamente affanculo, fuori da un partito dove non meriti di stare, nella speranza di non dover più io, elettore di sinistra, mordere la matita alle prossime regionali, obbligato a votare quello che credevo (paragonato a Bocchino) il meno peggio; a saperlo mettevo scheda bianca.
Vai con Silvio e restaci, tanto si libererà di te appena non sarai più utile. Antonio Bassolino sei l'ennesima dimostrazione del detto napoletano :"A munnezz' và ca' munnezz'".


Raffaele

 
22 Luglio 2008

Non bisogna arretrare e smettere di indignarsi

http://it.youtube.com/watch?v=mtHnPYgEVJ0



Guardate questo video, è semplicemente agghiacciante. Il titolo potrebbe essere un classico tipo "Non disturbate il manovratore" oppure "Obbiettivo: non permettere infiltrazioni di realtà". La situazione è questa (ve la posso descrivere bene vivendo a Napoli peraltro nel centro): Berlusconi (il manovratore) imponendo la discarica a Chiaiano e creando un giudice speciale, andando quindi contro la Costituzione che impedisce la creazione di giudici speciali, è riuscito a mgliorare la situazione, ma non certo a risolverla. I rifiuti sono ancora lì soprattutto in provincia, non si può mica creare dal nulla la cultura della differenziata, non si può mica costruire dei termovalorizzatori in meno di tre mesi. In tre mesi non si valuta neanche l'impatto ambientale di un termovalorizzatore, Berlusconi nello stesso tempo ha dichiarato che Napoli è tornata in Occidente, dimentico delle campagne rovinate per sempre dai rifiuti, della maggiore percentuale di rischio tumori in Campania, del commercio florente intrapreso tra la camorra e gli imprenditori del nord, del malgoverno della sinistra con la collusione della destra. Tutto questo per Berlusconi e i media (ma non per L'Unione Europea che mantenuto aperta la procedura di infrazione) è scomparso in soli tre mesi, ha ancora una volta nascosto la realtà. Aveva bisogno di un risultato da esibire e ha pensato che Napoli fosse il giusto colpo a effetto. Ancora una volta conta non ciò che è, ma solo ciò che appare, che fanno apparire i sempre meno indipendenti giornalisti.
Queste persone che vedete nel video volevano solo manifestare, far sì che la realtà non scomparisse del tutto durante il fastoso annuncio di Berlusconi. Volevano solo esprimere un'idea contraria, un'opposizione all'idea dominante del manovratore. Nonostante manifestare in maniera pacifica è un diritto costituzionalmente garantito (art.21) a queste persone è stato impedito di transitare liberamente in una piazza della mia Napoli, è stato impedito di camminare con dei cartelli che esprimevano il loro libero pensiero. I poliziotti, tutori dell'ordine al servizio dei cittadini, diventano solo braccio armato del manovratore, abusano della loro autorità per intimidire i cittadini colpevoli non di un reato, ma di un'opinione diversa.
Sembra un regime, forse non lo è ancora, ma è qualcosa di molto pericoloso.
Non dobbiamo smettere di indignarci, non dobbiamo assuefarci, non dobbiamo permettere che ci privino dell'essere cittadini liberi e che ci trasformino in sudditi ciechi e obbiedenti. Dobbiamo resistere.


Claudio

 
17 Luglio 2008

I Giudici ciechi di Bolzaneto

Quello che è successo a Bolzaneto sette anni fa durante il G8 di Genova ha dimostrato come anche in una democrazia alberga costantemente il pericolo di devianze totalitaristiche, il pericolo che i cittadini siano trattati come bestie solo per una "diversità" che sia etnica, politica o religiosa. In una democrazia seria però i vari poteri reagiscono per ristabilire le regole del consorzio civile, reagiscono per tornare ad essere uno stato di diritto. In Italia no, questo non è successo. Parte del potere politico ha spalleggiato e difeso quella tremenda parte delle forze dell'ordine autore di queste torture, perchè di torture si tratta, anche se in Italia non esiste un reato contro la tortura, nonostante abbiamo firmato la convenzione dell'84 in materia, per paure di perdere voti in quella corporazione, non capendo di avere solo offeso la professionalità di tanti bravi agenti che ci difendono nel rispetto della nostra dignità di cittadini. L'altra parte non ha fatto sostanzialmente nulla per denunciare questo aberrante vulnus di democrazia creatosi a Genova.
Speravo che la magistratura potesse pronunciare una sentenza che fosse una forte risposta simbolica all'anti-stato e che potesse riaffermare prepotentemente i diritti umani violati in quell'occasione. Non è stato così, la sentenza è stata un capolavoro democristiano. Lascio a Giuseppe D'avanzo, con l'articolo odierno su "la Repubblica", il compito di una più dettagliata spiegazione.



Non era la "punizione" degli imputati il cuore del processo per le violenze di Bolzaneto. Quel processo doveva dimostrare (e ha dimostrato in modo inequivocabile, a nostro avviso) che può nascere senza alcuna avvisaglia, anche in un territorio governato dalla democrazia, un luogo al di fuori delle regole del diritto penale e del diritto carcerario, un «campo» dove esseri umani - provvisoriamente custoditi, indipendentemente dalle loro condotte penali - possono essere spogliati della loro dignità; privati, per alcune ore o per alcuni giorni, dei loro diritti e delle loro prerogative. Nelle celle di Bolzaneto, tutti sono stati picchiati. Questo ha documentato il dibattimento. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. Tutti sono stati insultati: alle donne è stato gridato «entro stasera vi scoperemo tutte». Agli uomini, «sei un gay o un comunista?». Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini. C' è chi è stato picchiato con stracci bagnati. Chi sui genitali con un salame: G. ne ha ricavato un «trauma testicolare». C' è chi è stato accecato dallo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi ha patito lo spappolamento della milza. A. D. arriva nello stanzone della caserma con una frattura al piede. Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano «di rompergli anche l' altro piede». C' è chi ha ricordato in udienza un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di «non picchiarlo sulla gamba buona». I. M. T. ha raccontato che gli è stato messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello.Ogni volta che provava a toglierselo, lo picchiavano. B. B. era in piedi. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: «Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?». Percuotono S. D. «con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi». A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: «Troia, devi fare pompini a tutti». S. P. viene condotto in un' altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e «a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania». Queste sono le storie ascoltate, e non contraddette, nelle 180 udienze del processo. è legittimo che il tribunale abbia voluto attribuire a ciascuno di questi abusi una personale, e non collettiva, responsabilità penale. Meno comprensibile che non abbia voluto riconoscere - tranne che in un caso - l' inumanità degli abusi e delle violenze. Era questo il cuore del processo. Alla sentenza di Genova si chiedeva soltanto di dire questo: anche da noi è possibile che l' ordinamento giuridico si dissolva e crei un vuoto in cui ai custodi non appare più un delitto commettere - contro i custoditi - atti crudeli, disumani, vessatori. è possibile perché è accaduto, a Genova, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. è questo "stato delle cose" che il blando esito del giudizio non riconosce. è questa tragica probabilità che il tribunale rifiuta di vedere, ammettere, indicarci. Nessuno si attendeva pene "esemplari", come si dice. Il reato di tortura in Italia non c' è, non esiste. Il parlamento non ha trovato mai il tempo - in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell' Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Agli imputati erano contestati soltanto reati minori: l' abuso di ufficio, l' abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell' indulto (nessuna detenzione, quindi). Si sapeva che, in capo a sei mesi (gennaio 2009), ogni colpa sarebbe stata cancellata dalla prescrizione. Il processo doveva soltanto evitare che le violenze di Bolzaneto scivolassero via senza lasciare alcun segno visibile nel discorso pubblico. Il vuoto legislativo che non prevede il reato di tortura poteva infatti consentire a tutti - governo, parlamento, burocrazie della sicurezza, senso comune - di archiviare il caso come un imponderabile «episodio» (lo ripetono colpevolmente oggi gli uomini della maggioranza). Un giudizio coerente con i fatti poteva al contrario ricordare che la tortura non è cosa «degli altri». Il processo doveva evitare che quel "buco" permettesse di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta. I pubblici ministeri sono stati consapevoli dell' autentica posta del processo fin dal primo momento. «Bolzaneto è un "segnale di attenzione"», hanno detto. è «un accadimento che insegna come momenti di buio si possono verificare anche negli ordinamenti democratici, con la compromissione dei diritti fondamentali dell' uomo per una perdurante e sistematica violenza fisica e verbale da parte di chi esercita il potere». I magistrati hanno chiesto, con una sentenza di condanna, soprattutto l' ascolto di chi ha il dovere di custodire gli equilibri della nostra democrazia, l' attenzione di chi ostinatamente rifiuta di ammettere che, creato un vuoto di regole e una condicio inhumana, «tutto è possibile». Bolzaneto, hanno sostenuto, insegna che «bisogna utilizzare tutti gli strumenti che l' ordinamento democratico consente perché fatti di così grave portata non si verifichino e comunque non abbiano più a ripetersi». è questa responsabile invocazione che una cattiva sentenza ha bocciato. Il pubblico ministero, con misura e rispetto, diceva alla politica, al parlamento, alle più alte cariche dello Stato, alla cittadinanza consapevole: attenzione, gli strumenti offerti alla giustizia per punire questi comportamenti non sono adeguati. Non esiste una norma che custodisca espressamente come titolo autonomo di reato «gli atti di tortura», «i comportamenti crudeli, disumani, degradanti». E comunque, il pericolo non può essere affrontato dalla sola macchina giudiziaria: quando si muove, è già troppo tardi. La violenza già c' è stata. I diritti fondamentali sono stati già schiacciati. La democrazia ha già perso la partita. I segnali di un incrudelimento delle pratiche nelle caserme, nelle questure, nelle carceri, nei campi di immigrati - dove i corpi vengono rinchiusi - dovrebbero essere percepiti, decifrati e risolti prima che si apra una ferita che non sarà una sentenza di condanna a rimarginare, anche se quella sentenza fosse effettiva (come non era per gli imputati di Bolzaneto). L' invito del pubblico ministero e una sentenza più coerente avrebbero potuto e dovuto indurre tutti - e soprattutto le istituzioni - a guardarsi da ogni minima tentazione d' indulgenza; da ogni volontà di creare luoghi d' eccezione che lasciano cadere l' ordinamento giuridico normale; da ogni relativizzazione dell' orrore documentato dal processo. Al contrario, la decisione del tribunale ridà fiato finanche a Roberto Castelli, ministro di giustizia dell' epoca: in visita nel cuore della notte alla caserma, bevve la storiella che i detenuti erano nella «posizione del cigno» contro un muro (gambe divaricate, braccia alzate) per evitare che gli uomini molestassero le donne. «Bolzaneto» è una sentenza pessima, quali saranno le motivazioni che la sostengono. è soprattutto una sentenza imprudente e, forse, pericolosa. Nel 2001 scoprimmo, con stupore e sorpresa, come in nome della «sicurezza», dell' «ordine pubblico», del «pericolo concreto e imminente», della «sicurezza dello Stato» si potesse configurare un' inattesa zona d' indistinzione tra violenza e diritto, con gli indiscriminati pestaggi dei manifestanti nelle vie di Genova, il massacro alla scuola Diaz, le torture della Bixio. Oggi, 2008, quelle formule hanno inaugurato un «diritto di polizia» che prevede - anche per i bambini - lo screening etnico, la nascita di «campi di identificazione» che spogliano di ogni statuto politico i suoi abitanti. Quel che si è intuito potesse incubare a Bolzaneto, è diventato oggi la politica per la sicurezza nazionale. La decisione di Genova ci dice che la giustizia si dichiara impotente a fare i conti con quel paradigma del moderno che è il «campo». Avverte che in questi luoghi «fuori della legge», dove le regole sono sospese come l' umanità, ci si potrà affidare soltanto alla civiltà e al senso civico delle polizie e non al diritto. Non è una buona cosa. Non è una bella pagina per la giustizia italiana.

GIUSEPPE D'AVANZO



Claudio

Uno sguardo sull'Italia da parte di un quotidiano estero (El Pais, sulla schedatura dei bimbi rom)

Il censimento delle vergogna" titolava ieri un editoriale il quotidiano spagnolo El Pais parlando di un provvedimento che, paradossalmente, prese le mosse "dopo l'incendio doloso degli accampamenti degli zingari in molte città italiane. Vennero concessi poteri speciali ai sindaci per affrontare l'emergenza Rom, un eufemismo che non aveva come obiettivo la protezione degli accampamenti e la condanna dei responsabili dei roghi ma era stato predisposte per poter adottare provvedimenti ed iniziative ad hoc contro le vittime degli incendi".

Secondo El Pais si tratta "non solo di un provvedimento xenofobo ma, in modo più grave dello sfruttamento della xenofobia per sviluppare il razzismo e viceversa": il punto è che la maggioranza dei Rom che saranno schedati sono di nazionalità italiana "con tutti i loro diritti ma che, tutto ad un tratto, saranno trattati come stranieri nel loro paese, con un tratto discriminatorio a ragione della loro origine".

"Il Governo Berlusconi ha valicato uno dei limiti irrinunciabili dello Stato di diritto attraverso una forma giuridica pericolosa che attenta all'eguaglianza di fronte alla legge applicandola in maniera diversa a gruppi di cittadini". Ma le colpe non stanno solo nel nostro paese: "l'inquietante deriva del governo Berlusconi mette in evidenza anche l'Unione Europea che, da un lato, non è andata oltre all'espressione del proprio scontento  (mentre per molto meno il governo austriaco fu messo in quarantena) e dall'altro dimostra come "sia impossibile trovare l'accordo su certe materie in seno all'Unione".

"L'intenzione", conclude El Pais, "di armonizzare una politica europea che metta d'accordo governi disposti a rispettare il sistema democratico e governi che non lo fanno può portare solo a violarlo tutti insieme. L'Unione Europea, che ha la giustizia e il diritto come principi ispiratori, sta dando un triste esempio e perdendo in questa deriva l'anima che le ha dato senso per 50 anni".


Claudio

 
04 Luglio 2008

Cinematografo

Consiglio vivamente a tutti di vedere il film "Once", storia d'amore e musica, storia di due persone che uniscono le loro anime attraverso il ponte della musica; e che musica!! Una musica country rock basata tutta sulle voci dei due protagonisti che avvolge e riscalda tutto il film fino alla fine. Un film che illustra anche come la passione per qualcosa di bello, qui la musica e una donna, può far vedere tutta la vita sotto un altro aspetto, può dare la svolta. La sensazione di benessere che deriva dall'aver afferrato anche solo per un secondo la bellezza sparsa sul globo terracqueo può a volte essere risolutiva per combattere con serenità e tranquillità i propri fantasmi.
Raramente ho visto nel magico mondo del cinema due anime, non personaggi, raffigurate cosi bene e comunicare così efficacemente. Geniale l'idea di scegliere la musica come filo conduttore tra i due.
Andatelo a vedere, uscirete dal cinema con la sensazione di aver visto qualcosa che lascia dentro una viva emozione.


Claudio

 
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